Torta di mele: healthy con avena e cacao amaro

Quand’ero piccola non potevo soffrire i cambiamenti. Fossero sciocchi o meno, non facevano per me. Li vedevo in negativo, sempre. Poi con gli anni ho imparato che la maggior parte delle volte in cui mi si richiedeva un cambiamento, quest’ultimo era necessario in vista di un miglioramento o di un benessere sensibile. Oggi associo la parola “cambiamento” alla virtù di chi sa guardarsi dentro e capirsi. Mi sembra equivalga al coraggio della persona di decidere una meta e di raggiungerla. Qualche anno fa anch’io mi ero prefissata un cambiamento: cambiare stile di alimentazione e di vita. Per me, che finirò sicuramente nel girone dei golosi, non è stato facile. L’obiettivo sembra semplice ma vi assicuro che dal mio punto di vista si tratta di impresa assai ardua, contando che meglio di Giacomo (almeno per me) nessuno cucina.

L’input per il cambiamento me lo ha dato Enrico, un nostro carissimo amico, con una situazione di salute non proprio facile. Iniziammo a parlarne il primo giorno dell’anno, dopo aver festeggiato senza ritegno tutta la notte. Il momento del nostro dialogare era di totale controsenso ma mi diede la giusta spinta per dire da “domani vita nuova”. Il mio cambiamento è iniziato con diverse letture, fra le quali, vi consiglio due libri di Franco Berrino: “Il cibo dell’uomo. La via della salute tra conoscenza scientifica e antiche saggezze” e  “La grande via. Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa”. Quello che ho imparato dalle mie letture è stato questo:
1) la colazione è il pasto fondamentale della giornata e non deve contenere zucchero raffinato ma essere ricco di frutta secca e grassi buoni (olio d’oliva, noci, mandorle)
2) le farine hanno un’incidenza altissima sulla salute. Andrebbe eliminata la farina 00 e riscoperte le farine antiche e poco lavorate
3) è bene aggiungere alla dieta molti cereali eliminando il pane bianco
4) il movimento non è un optional.

Ho seguito queste ed altre indicazioni molto scrupolosamente per quasi cinque anni e posso dire di aver trovato grandi benefici. Chiaramente, ho sempre avuto qualche giorno in cui mi sono data alla pazza gioia e allora via alla pizza, ai fritti, ai dolci elaborati. Negli ultimi mesi, invece, mi sono lasciata andare ed ora ne pago un po’ le conseguenze: sono più stanca, ho le occhiaie più visibili e sono più gonfia. Ma ieri, ho ricominciato.

Vi voglio postare la ricetta di una torta super salutista. Segue le regole della buona colazione: avena e crusca, niente zuccheri raffinati, la farina non è 00, ci sono grassi buoni come olio extravergine di oliva e le noci. Non posso dirvi che questa torta avrà la stessa dolcezza della Sacher, né la cremosità di un tiramisù, ma posso garantirvi che con una fetta di questa torta avrete le energie per affrontare la mattina al meglio, non avrete i languorini delle 10 che vi rovinano il pranzo e riuscirete a riportare le vostre papille gustative a sapori più semplici.

Voi avete quali fatto cambiamenti importanti avete fatto nella vostra vita?

Torta alle mele di avena, noci e cacao amaro

Ingredienti

100 gr di farina di avena (o fiocchi di avena tritati)
50 gr di crusca di avena
60 gr di farina di grano saraceno
70 gr di noci tritate non troppo finemente
3 mele
3 uova
1 limone
100 gr di miele
60 gr di latte
60 gr di fiocchi di latte
40 gr di olio extra vergine di oliva
30 gr di olio di riso
1/2 bustina di lievito per dolci
sale un pizzico
cannella 3 cucchiai
cacao amaro in polvere 3 cucchiai
eventualmente se avete paura non sia abbastanza dolce potete aggiungere uva passa e due cucchiai rasi di zucchero di canna integrale.

Tritate le noci al mixer.
Tagliate le mele a fettine molto sottili e bagnatele con il succo di mezzo limone per non farle annerire ed aumentarne il gusto.
Passate al mixer i fiocchi di latte con l’aggiunta del latte.
In una ciotola versate la farina di grano saraceno, la farina di avena, la crusca, le noci tritate in precedenza ed il lievito.
In una seconda ciotola versate le uova e sbattetele senza montare. Aggiungere, continuando a mescolare, il miele, il succo del mezzo limone avanzato, il latte unito ai fiocchi di latte, l’olio di riso ed infine l’olio di oliva.
A questo punto potete unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi, un poco alla volta.
Rivestite il vostro stampo con la carta da forno, oppure imburratelo ed infarinatelo. Io ho usato uno stampo per plumcake.
Versate metà dell’impasto, sistemate le fettine di mela, e ricoprite con il resto dell’impasto.
Mettete sul piano più basso del forno, preriscaldato a 170° per circa 55 minuti.

Da gustare fredda!

Annunci

Crema di spinaci con uovo in camicia

Vacanze finite. Tornare alle buone abitudine dopo le feste natilizie fa sempre bene.Ecco una ricetta semplice e light.

Ingredienti per 2 persone

500 gr di spinaci
2 uova
parmigiano reggiano
sale e pepe q.b
noce moscata a piacere

In una casseruola capiente mettete due scalogni tagliati a pezzi, due patate piccole sbucciate e affettate sottilissime, tre bicchieri d’acqua ed un pizzico di sale. Incoperchiate e mettete sul fuoco medio per circa 10-12 minuti dall’inizio del bollore,o finché le patate non saranno cotte.
A questo punto inserite 500gr di spinaci e incoperchiate nuovamente, lasciano cuocere il tutto altri 2 minuti.
Passate al mixer o minipimer fino a rendere omogenea la crema, correggendo eventualmente di sale e pepe e regolando la densità aggiungendo eventualmente acqua bollente. Servite in piatti fondi guarnendo la preparazione con un uovo in camicia, qualche scaglia di parmigiano reggiano e un giro d’olivo extra vergine d’oliva.

Pesto genovese. Un classico intramontabile

La ricetta del pesto mi è stata regalata da Erminia, una vera genovese. Fin da quando l’ho conosciuta, Erminia mi ha regalato dei vasetti di pesto da lei decorati con intrecci all’uncinetto: bellissimi fuori e buonissimi dentro! Un giorno, mi sono decisa e le ho chiesto la ricetta.

Gli ingredienti per una dose di pesto alla genovese per condire 200 gr di pasta sono:

60 gr di basilico freschissimo
mezzo bicchiere di Olio extravergine d’oliva (preferibilmente ligure)
6 cucchiai da minestra di Parmigiano Reggiano
2 cucchiai di Pecorino Romano DOP
100 gr di pinoli
aglio (in proporzione variabile da metà spicchio a uno intero, secondo i gusti)
sale grosso q. b.

Ora arriva il dunque. Mortaio o mixer? I veri cultori alla sola lettura della parola M I X E R svengono.
Penso ci siano due buoni motivi per cui il pesto debba esser fatto al mortaio:
1)se sei ligure e tua nonna dovesse imparare che non hai fatto il pesto al mortaio di famiglia, te le suona di santa ragione
2)per pestarlo bruci abbastanza calorie per meritarti la tua dose di pasta

Scherzi a parte, la tradizione ligure vuole un mortaio di marmo ed un pestello in legno che va assolutamente ruotato (e non usato in su e in giù come avrei fatto io!).
La tradizione ligure vuole anche che ci sia una giusta sequenza degli ingredienti: prima si riducono in poltiglia aglio e sale (per questo si usa il sale grosso, perché i suoi grossi granelli aiutino il pestello a disfare l’aglio), poi si aggiungono i pinoli, quindi poco per volta il basilico, in seguito i formaggi ed in ultimo l’olio per creare un’emulsione.
Questo procedimento fa mantenere brillante il colore del pesto, ed inebriante il suo profumo.

Erminia però, mi ha confessato che almeno la metà dei vasetti che mi aveva regalato, era stata fatta con il mixer e vi posso dire che era un pesto fantastico!

Lei, quando usa il mixer, ha l’accortezza di tenere il bicchiere del frullatore e la lama nel frigorifero per un’oretta. Il procedimento in questo caso è velocissimo perché mette tutti gli ingredienti insieme e frulla.

La sfoglia e le tagliatelle di Nonna Dina

Una domenica a pranzo dalla nonna, mentre l’aiutavo a preparare, pensavo che niente è più bello e mi far star bene quanto passare il mio tempo insieme a lei. Ho passato tutta l’infanzia e l’adolescenza vedendola praticamente tutti i giorni: indimenticabili i sabato sera in cui dichiaravo ai miei genitori che quella sera “Sarei stata in parenti”. Ciò significava, cenare con i nonni, vedere un film insieme sul divano e poi prima di andare a letto, una camomilla con tanto limone e tantissimo zucchero preparato dal nonno.

https://youtu.be/dMilPnw9p3I

Questo non vuole essere un video professionale, ma una finestra sulle cose che mi piacciono, sulle mie radici (romagnole almeno per un quarto!)

Crema pasticcera al caramello

Eh, lo so! Sono controcorrente al mondo che dice “dall’anno nuovo mi metto in riga”. Però ho pensato che almeno sognare non è proibito ed avere già una ricetta su cui studiare per il primo giorno in cui ci si dimentica di essere a dieta non può farci farci che bene. La ricetta della crema è semplice e non passa mai di moda, versatilissima perchè può essere mangiata da sola senza sembrare un dolce incompleto. Io vi lascio la ricetta di questa crema pasticcera con l’aggiunta del caramello che abbiamo fatto alla vigilia di Natale e replicato per il 31 dicembre.

Ingredienti per 10 persone (o 8 molto molto golose)

Per la crema

1 litro di latte intero fresco alta qualità
4 tuorli
4 uova intere
180 gr di zucchero semolato
120 gr di farina bianca 00
60 gr di burro
1 bacca di vaniglia
1 pizzico di sale

Per il caramello

150 gr di zucchero semolato
90 gr di acqua

Iniziate mettendo il latte in una pentola dai bordi alti insieme alla bacca di vaniglia incisa per il lungo, su fuoco basso.

Ora potete iniziare anche a preparare il caramello: versate in un pentolino dal fondo spesso prima l’acqua e poi lo zucchero. Mettetelo sul fuoco basso senza mai mescolarlo o muoverlo e aspettate che, bollendo, raggiunga un bel color rosso brunastro. Il colore deve essere bello carico ma attenti a non bruciare il caramello: la temperatura ottimale è di circa 170 gradi.

A questo punto aggiungete il caramello al latte che avrete portato a ebollizione. Attenzione alla schiuma che il caramello provoca a contatto con il latte (per questo motivo vi ricordo che andrà scaldato in una pentola dai bordi molto alti per prevenire fuoriuscite al momento dell’aggiunta del caramello).

Nella pentola in cui cucinerete la crema sbattete uova, tuorli e zucchero aggiungendo in seguito il resto degli ingredienti ad eccezione del burro. Versate su questo composto il latte al caramello bollente e cuocete sul fuoco al minimo mescolando in continuazione con una frusta. Quando la crema si sarà ispessita e prima che raggiunga il bollore, aggiungete il burro e toglietela dal fuoco. Mettete la pentola in un bagnomaria freddo continuando a mescolare con la frusta fino a che la crema si sarà intiepidita. Versatela nelle cocotte individuali per servirla ben fredda, oppure usatela per farcire torte e pasticcini!

Sardoncini fritti

In romagna i sardoncini fritti si sa, vanno sempre bene. Si mangiano per festeggiare ferragosto, per passeggiare in riva al mare come fossero patatine fritte dentro al cartoccio di carta gialla e, visto che siamo in tema, anche a Natale. Poi essendo pesce, come dice qualcuno, non si devono contare nemmeno le calorie.

Ingredienti per quattro persone

1,2  kg di sardoncini freschissimi
farina q.b.
1 lt abbondante di olio di semi di arachide
un pizzico di sale
1 limone
pepe

La parte che mi piace di meno è pulire i sardoncini e, non ditelo a nessuno, io lo faccio fare sempre a Giacomo.
Dovete togliere le teste, sfilare le interiora e lavarli accuratamente. Altrettanto importante è asciugarli al meglio e vi consiglio di stenderli su un canovaccio.
A questo punto, mettete sul fuoco una padella dai bordi alti con l’olio di semi di arachide e mentre aspettate che l’olio arrivi a temperatura, infarinate i vostri meravigliosi sardoncini. Immergeteli pochi alla volta (vi consiglio di fare tre riprese) nell’olio bollente e a cottura ultimata, stendeteli sulla carta per frittura, salate e pepate (una spruzzata di limone ci sta sempre bene, anche se i puristi del fritto dicono che ne intacca la croccantezza)
Bastano pochi minuti per vederli dorati e ancora meno per mangiarli!
Se li provate, fatemi sapere!

Marmellata di marroni (o castagne)

Innanzitutto la differenza fra castagne e marroni: le castagne sono il frutto dell’albero selvatico ed hanno forme, dimensioni e sapore variabile. I marroni sono il frutto dell’albero coltivato ed hanno caratteristiche più standardizzate, sono più pregiati e più costosi. Io uso più spesso i marroni per questa ricetta perchè sono più sicura del risultato e soprattutto perchè posso mettere meno zucchero.

Per chi alla sola parola “castagne” sviene pensando alle calorie e a quante ore di corsa dovrà fare per smaltirle, ho buonissime notizie: sono ricche di fibre e minerali, hanno tanto acido folico, riducono il colesterolo, riequilibrano la flora batterica, contengono potassio, fosforo, magnesio.
Uno studio ha anche sottolineato i benefici delle castagne per la cura dell’insufficienza venosa e della cellulite. Cosa state aspettando?

Lavate ed asciugate i marroni (l’ultima volta ne ho usati circa 1,3 kg) ed incideteli sul lato piatto con un coltellino ben affilato. Dovete stare attenti a non tagliare la polpa, ma ad incidere la buccia legnosa e la pellicina sottostante.
Cuocete i marroni in forno a circa 170°. Non dovrete arrostirli, ma cucinarli quel tanto che basta a far aprire la buccia. Sbucciateli caldi con molta cura, cercando di non lasciare residui di buccia.
Pesate i marroni sbucciati, e frullateli nel robot da cucina inserendo nel vaso del frullatore 1/4 del loro peso in acqua minerale naturale. Mentre i marroni si trasformano in una purea vellutata, preparate in una casseruola capiente uno sciroppo così composto: 1/4 del peso dei marroni sbucciati di acqua minerale naturale e 1/2 del peso dei marroni sbucciati di zucchero semolato. Aggiungete i semini di un baccello di vaniglia e portate a bollore per sciogliere bene lo zucchero.
Quando lo sciroppo avrà bollito, a fuoco basso, per due minuti circa, aggiungete la purea di marroni, e fate cuocere il tutto per circa 5 minuti mescolando bene (occhio, tende ad attaccarsi!).
Ricordate che la capacità di assorbire liquidi della polpa dei marroni è estremante variabile, per cui potreste dover aggiungere ancora un po’ di acqua alla preparazione, se vi sembrasse troppo densa. Dovrete ottenere una pasta densa, liscia e vellutata, profumata di bosco e di vaniglia.

I viziosi a fine cottura aggiungeranno un bicchierino di spirito. Perfetti il rum o l’armagnac.