Spaghetti con bottarga, “poverazze” e colatura

In inverno, andare sulla palizzata a respirare l'aria salmastra, dà una sensazione che solo chi ha la fortuna di abitare qui può conoscere...

A proposito: "palizzata" è la parola che in ravennate indica la diga. Una volta, prima della cementificazione selvaggia avvenuta fra gli anni '60 e '70, la diga di Marina di Ravenna era fatta di bellissimi tronchi d'albero. Una palizzata, appunto. Nel gergo di qua "fare un giro in palizzata" significa andare a Marina di Ravenna a passeggiare sulla diga.

Quando abbiamo un'ora libera scappiamo dal centro e in cinque minuti ci troviamo sulla "palizzata". Al rientro, l'usanza ormai vuole che ci fermiamo in pescheria.
Questa volta il pescato non era come lo cercavamo, ma quando abbiamo visto le vongole (non le veraci ma quelle adriatiche che noi chiamiamo "poverazze" o "pavarazze") ci si sono illuminati gli occhi. A casa sapevamo di avere della buonissima bottarga di muggine portata da Stefano, lo zio violoncellista, e la colatura di alici Delfino (la prima volta pensai: di alici o di delfino?!?), portata dalla nostra amica, collega e buongustaia Giulia. Così non ci abbiamo pensato due volte. Padella con aglio rosa di Sulmona, prezzemolo del giardino (niente di strano, un pizzico di semi buttati nell'aiuola a metà marzo), peperoncino calabrese di contrabbando ed olio extravergine. Al primo color oro chiaro dell'aglio, le "pavarazze" aperte e sgusciate e la loro acqua filtrata. Poi lo spaghetto Rummo più che al dente a tirar su gli umori per qualche minuto, e, a fuoco spento, tanta bottarga appena affettata. Per chiudere, con la pasta già nel piatto, un giro abbondante di pepe ed infine il tocco magico: qualche goccia di colatura di alici, versate tappando il collo della bottiglietta con il pollice (dettaglio fondamentale per il successivo assaggio). Il meglio del mare era nel piatto!

Rispondi